Luca Telese

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Luca Telese
Luca telese

Giornalista, autore e conduttore televisivo e radiofonico

Pubblico-Italia

di LUCA TELESE

Oggi parliamo dell’Italia e anche di noi. Per una volta scriverò tanto, ma la materia, come potete intuire, è complessa. Partiamo da Pubblico. Non ce l’abbiamo fatta, abbiamo perso. E di più: io, in prima persona, come direttore, ho perso la sfida che avevamo insieme tentato promuovendo e lanciando questo quotidiano. Invocare attenuanti qui non ha senso. È un fatto, è la nostra notizia di oggi, anche se amara.

Proverò in questo articolo a fare una analisi delle tante cause che possono produrre un risultato, ma la responsabilità ultima è mia. In questo paese in cui nessuno perde mai, e tutti si dichiarano vinci- tori sempre e comunque, il senso della storia è semplice: siamo stati sconfitti. Volevamo fare un nuovo giornale libero, pluralista, che potesse essere finanziato con le sue sole vendite: non ci siamo riusciti. Per quante volte io possa riavvolgere la bobina dei ricordi degli ultimi tre mesi, l’almanacco delle cose belle e brutte che abbiamo fatto, non posso prescindere da queste due considerazioni di partenza.

Tre mesi sono cento giorni che volano, quando fai un quotidiano, come un treno in corsa. Ma sono anche il periodo sufficiente per un esame drastico: i numeri dei nostri conti ci dicono che abbiamo bruciato le nostre riserve economiche di partenza. Senza un nuovo finanziatore non possiamo andare avanti. Ho passato l’estate scorsa, in cinquantadue piazze in giro per l’Italia, con il sorriso di Francesca Fornario e i colleghi di questa redazione, a raccontare perché volevamo fare un nuovo quotidiano e a quali condizioni provavamo a farlo, senza avere editori o padroni alle spalle: era una impresa rischiosa come le altre.

Anzi, anche di più. Perché la merce che abbiamo provato a produrre, l’informazione, è la più rara, la più particolare e delicata che si possa mettere sul mercato. È un bene immateriale, ed è allo stesso tempo un bene comune: eppure si vende e si compra. Abbiamo provato a parlare a quell’Italia che avevamo incontrato lungo quel viaggio nella crisi e a raccontarla. Ci siamo appassionati a quella che avevamo definito «l’Italia del coraggio» cercando di inserirla nell’agenda dell’informazione. In alcuni casi ci siamo riusciti, in altri no. Ma ogni volta che accadeva – come nel caso degli «scongiunti» – era per noi una soddisfazione enorme.

Questo giornale anche domani potrebbe riaprire, riaccendendo i suoi motori, se si presentasse un finanziatore, così come si può manifestare, in una favola a lieto fine, un principe azzurro. Sarebbe bellissimo, e anche con un filo di speranza firmerò questo mio pezzo con la mia mail. Ma oggi Pubbli- co deve sospendere le sue pubblicazioni per via di una legge implacabile a cui ci siamo sottomessi impoverire il prodotto: eppure l’ultimo aggiornamento ci dice che avevano bisogno di 8.200 lettori. In questi giorni ne contiamo in media 4.200, di fatto la metà del necessario a sopravvivere.

Sappiamo che per le vendite dei quotidiani questo è il periodo peggiore dell’anno. Sappiamo che per tutto il paese questo è stato l’inverno della grande crisi. Sappiamo che il momento dell’editoria è drammatico, in tutto il mondo, che anche grandi corazzate editoriali perdono copie. Questi lettori sono per noi un grande patrimonio: sono un piccolo-grande popolo che ci ha seguito in questi mesi con affetto, persone che ci hanno voluto bene e sostenuto fino all’ultimo, persino comprando due copie, facendosi sentire e scrivendoci con molto affetto. Ma i conti sono presto fatti: mille copie a 1.50 euro producono circa 400mila euro di ricavi per il giornale. Quattromila copie di sbilancio, per i nostri conti, vogliono dire più di un milione e mezzo di euro di perdita in un anno, per sostenere l’impresa. Per noi è troppo. Le persone che hanno finanziato la nascita di questo giornale, nel ruolo di soci promotori (me compreso) questi soldi non li hanno. In questo anno di crisi, come per tutti, le vie di accesso al credito bancario sono rareffate per imprese che non possiedono beni da ipotecare. Noi non ne abbiamo. Il nostro principale capitale sono le nostre penne.

Io, in questo momento, sono addolorato come se una delle persone che ho più care stesse male: vivevo questo giornale come se fosse figlio di una lunga gavetta. Ho chiesto di partecipare alla sua fondazione colleghi incontrati nel corso di una vita. Abbiamo assunto cinque praticanti, che si sono rive- lati cinque talenti. Ci hanno regalato la loro esperienza quattro firme come Ritanna Armeni, Darwin Pastorin, Peppino Caldarola e Marco Revelli: senza chiedere nulla e dandoci tutto.

Questa redazione era il mondo che volevo provare a costruire con le regole del merito e del valore professionale, con il metro della qualità umana. Anche questo, adesso, può sembrare un peccato di vanità. Ma credo che nessuno che abbia frequentato le stanze di Pubblico lo possa discutere. Ci ho provato: ho messo insieme una bellissima comunità di persone che spero abbiate imparato a conoscere: ma non è bastato. Ho fatto degli errori, che adesso mi appaiono chiari, perché sempre il senno del poi illumina le cose, ma non ho rimpianti. Capisco benissimo la sofferenza altrettanto forte di molti amici che con me hanno costruito questo progetto met- tendoci la faccia, le idee e il loro cuore. Capisco anche la rabbia di altri, quando scrivono – come hanno fatto dei redattori, su queste pagine, ieri – un giornale che vende quattromila copie non dovrebbe chiudere. Noi, però, non eravamo un quotidiano come gli altri. La libertà assoluta di cui abbiamo goduto aveva come contropartita il rischio che ab- biamo dichiarato, e scelto, di correre: «Se a dicembre saremo vicini al nostro obiettivo – avevo detto presentando questo giornale – saremo in edicola. Se non ce la faremo rischiamo di andare a casa». Non lo volevo: ma è accaduto.

Per chi come me è stato in questo quotidiano sia giornalista che socio promotore questo rischio è stato doppio: ho perso il mio posto di lavoro e il mio capitale. Ho investito e perso centomila euro perché credevo ad un progetto. Nei primi numeri abbiamo raccontato, con Silvia Giralucci, alcune storie esemplari del nord est, come quelle degli imprenditori che, quando non riescono a far quadrare i conti delle loro imprese, si sentono sopraffatti da un sentimento di sconforto, a tratti persino di vergogna.

Questo sentimento, difficile da decrittare, per chi da lavoratore dipendente non lo mai ha vissuto, nasce da quel pensiero amarissimo che solo chi rischia conosce: hai fatto tutto per nulla e quando perdi niente ti rimane in mano. L’ironia della sorte è che dopo averne scritto per capirlo, io questo sentimento ora lo sto vivendo sulla mia pelle. Avevamo detto che avremmo provato a fare un quotidiano «dalla parte degli ultimi e dei primi» perché c’erano ragioni che andavano comprese, anche al di là delle vecchie gabbie interpretative ideologiche della politica italiana. Ecco, siamo andati oltre: anche la cultura della sinistra nel tempo della crisi deve prendere atto che ci sono imprese in cui, purtroppo, nulla può garantire rendite certe.

Così, da un certo momento in poi il nostro racconto della crisi italiana si è intrecciato su queste pagine con quello della crisi che stavamo vivendo noi. Vedo nei meandri di twitter e del commentificio del web che alcuni dicono: ma eravate così presuntuosi da entrare nel mercato in un momento così duro? Sì, lo siamo stati: se nei tempi di crisi nessuno provasse a fare la sua strada malgrado i tempi duri, da nessuna crisi sarebbe possibile uscire. Vedo che altri chiedono: ma come può una impresa chiudere in soli tre mesi? Se non ha protettori alle spalle che appianino il disavanzo e accumula perdite erodendo il suo capitale, non c’è altro modo per evitare il fallimento.

Anche questo paradosso è una risposta a quanti tre mesi fa ci dicevano: non crediamo a quello che raccontate, siamo sicuri che alle vostre spalle ci sia un padrone occulto o un partito. Bene, almeno questo lo hanno potuto verificare: non avevamo dietro di noi, né il primo e né il secondo. Altri ancora addirittura ci ricordano una cosa che oggi ci risuona all’orecchio in modo beffardo: ci sono molti altri giornali che vendono come o meno di voi, eppure restano aperti. È vero. Ma noi avevamo detto che avremmo fatto un quotidiano pubblico in tutto tranne che nei finanziamenti.

Se avessimo due milioni e mezzo di euro di contributi – cifre che per la stampa di partito sono congrue e non infrequenti – con la nostra tiratura saremmo in attivo e distribuiremmo dividendi. Ma noi quei fondi avevamo dichiarato di non volerli usare, siamo rimasti fedeli alle promesse di ingaggio. Il mercato italiano, come è noto, non ha le stesse regole per tutti. E chi rischia senza tutele, per esempio, sa che le fatture della carta – nel nostro caso circa 30mila euro al mese – si liquidano tutte in contanti, sennò non stampi. Quando si acquista un giornale senza finanziamenti bisognerebbe sapere che costa di più. Perché se si è disposti a pagare di più per un frutto biologico non si dovrebbe farlo per un giornale senza aiuti?

Ma devo rispondere ad un’altra domanda. Che prodotto ho provato ad offrire, io, come direttore? Quello – spero – che avevo dichiarato di voler fare. Un quotidiano di opinione forte, progressista, che non fosse vincolato ad una appartenenza ideologica o di partito. Non che questo non si possa fare con molta dignità, sia chiaro. Ma c’erano già altri che lo facevano, e meglio di noi. Ho selezionato una squadra giovane, piena di talenti: 19 persone più i collaboratori, tante teste brillanti con idee diverse. Per qualcuno sarà stato un handicap, spero che voi abbiate apprezzato questa voluta distonia.

Ho teorizzato che potesse esistere un giornale che provasse ad unire una comunità intorno ai valori della sinistra, ma al di sopra dei suoi steccati. C’erano in questa redazione tutte le teste e tutte le appartenenze. Ho provato a mettere in patria uno spazio che in redazione avevamo definito il Minority report. Dalle primarie in poi in questo giornale apparivano anche idee diverse da quelle del direttore. Se avessimo vinto sarebbe stata di certo una ricchezza. Oggi, anche tra noi, qualcuno lo considera un eclettismo imperdonabile. Ho pensato un giornale graficamente diverso dagli altri.

Abbiamo chiesto ad un grande studio grafico, quello di Alberto Valeri, di immaginare un quotidiano in cui le immagini parlassero come gli articoli. Abbiamo voluto rendere un omaggio esplicito a un grande quotidiano francese, Liberation. Abbiamo fatto tante copertine che – diversamente da molti altri giornali italiani – erano dominate anche da una sola immagine. Abbiamo assunto – quasi un ardire per una piccola testata – un art director come Manolo Fucecchi: del suo genio visionario avete avuto prova ogni giorno su queste pagine. Racconto qualcosa su di lui perché è stato un punto di sintesi.

C’erano giorni in cui i redattori che scrivevano gli articoli, o le interviste, facevano a gara per prenotare una sua illustrazione. Manolo non diceva mai di no a nessuno, e mi dovevo arrabbiare. Lui disegnava e disegnava con il suo sorriso serafico, ma al momento della chiusura qualcuno restava privo di quella che chiamavamo la «fuceccata». E ci restava male. Un giorno accade questo: tutti sono nella stanzetta di Manolo, dietro di lui, per la consueta questua grafica. Lui ha le cuffie tre in testa, sembra che stia ascoltando musica celestia- le, disegna e sorride beato. Per lunghi minuti nessuno lo vuole interrompere.

Tommaso Labate mi fa: «Starà ascoltando i Pink Floyd». Solleviamo le cuffiette e restiamo allibiti. Manolo che è anche un cronista politico attento ai dettagli fa: «E’ il discorso di Casini all’assemblea dell’Udc, perché quelle facce?». Scoppiamo tutti a ridere. Uno dei nostri grafici, Emiliano Carli, è un genio obliquo: disegnava vignette meravigliose, ma non me le faceva vedere mai. Per poterle pubblicare dovevo andarle a sbirciare nella sua pagina di Facebook. Gli chiedevo: «Emiliano perché?». E lui: «Ahò, sò fatto così: nun me metto in mostra».

Stella Prudente che ha cucinato delle pagine di esteri impeccabili un giorno chiedeva: «Ma a chi lo faccio fare il corsivo su Gaza?». Mi raccontò di quando aveva scoperto da inviata che nella striscia i bambini non dormivano mai: il corsivo alla fine lo ha scritto lei, in prima, ed è stato uno dei più belli. Avevamo in squadra persino un cantautore, nonché socio, come Luca Bussoletti: è stato uno dei più rigorosi e produttivi, alla faccia dei cliché sugli artisti. Con Marco Berlinguer, che per me è un fratello, abbiamo litigato urlando per finire in tempo una intervista a Stefano Rodotà a quattro mani. Il giorno dopo mi ha detto come se nulla fosse: «E’ venuta bene, però». Un’altra sera, per un litigio su un posto al tavolone tra due redattori, iniziato alle dieci del mattino, abbiamo fatto così tardi che non siamo arrivati in Calabria.

Negli indimenticabili giorni in cui abbiamo chiuso il giornale felici, tutti convinti di fare un grande prodotto, la nostra sede di Lungotevere dei Mellini era un posto da cui nessuno se ne voleva andare. Labate ha un carattere di merda, voglio dirlo: ma è un cane da tartufo, uno dei più grandi cronisti politici della sua generazione. E’ simpatico e spaccone come un personaggio archilocheo, quando prende d’aceto mi dice: «Lù, attento, io sono calabrese!». Gabriella Greison non riferiva delle sue interviste: le reinterpretava come se fosse in una compagnia di melodramma, e una volta «recitando» l’imprenditore Cucinelli si è commossa.

Paolo Valentini ha un respiro americano come le sue letture: per una equazione misteriosa le facce limpide producono scritture eleganti e cristalline. Francesca Schianchi è un carisma misterioso e dolce: una ragazza che tutti in redazione amano. Andavamo a mangiare su un barcone sul Tevere, dagli amici del circolo dei nuotatori (il più proletario) in un luogo dove scendendo gli argini i rumori della Capitale si quietavano. C’era tra di noi questo grande fuoco di passione che i giornali riescono ad accendere, nei loro momenti fondativi: il piacere di partecipare allo spettacolo della vita – come direbbe Walt Whitman – e di poter contribuire con un verso. Funzionava la macchina delle tante diversità, ed era bello pagare i prezzi che questo comportava.

Ricordo una domenica pomeriggio, una discussione quasi drammatica, tra di noi, nella sparuta pattuglia di chi era di turno, intorno ad una copertina sul diritto delle donne alla procreazione. E alla diagnosi pre-impianto gratuita negata dalla legge 40. Uno dei nostri redattori, Francesco Curridori chiese il suo Minority report per parlare della propria storia. Per dire a Mariagrazia Gerina e a Stefania Podda (che avevano firmato quella copertina) che lui quando pensava alle diagnosi pre-impianto, vista la sua storia di invalidità e i suoi malanni, temeva di diventare un «non nato». Non ero d’accordo con lui su quel presunto rischio eugenetico: ma il giorno dopo ho impaginato quell’articolo biografico trattenendo le lacrime. Perché le verità sono sempre cosí quando le racconti tutte, attraversano le nostre vite senza risparmiarci. E anche perché il buonismo non esiste mai.

Stefania, cardine dell’ufficio centrale al fianco di Fabio (Luppino), è una di quelle giornaliste che preferisce far scrivere gli altri piuttosto che scrivere lei. E per fortuna che esistono questi temperamenti, perché fra di noi ci sono persone che se potessero scriverebbero un giornale intero da soli. Una mattina, leggendo la copia del giorno, si scoprì che Boris Sollazzo era riuscito a pubblicare quattro articoli diversi per altrettanti servizi. La sua risposta era disarmante: «Ma erano tutti belli, no?». Roberto Brunelli, capo della cultura, avrebbe scritto ogni numero dei Beatles e di Springsteen, perché ognuno di noi ha i suoi demoni, lui è un cultore, e io per questo lo ho amato. È un giornale pieno di difetti e di passioni. Ma non si può fare un giornale senza un esperto dei Beatles.

In questi cento numeri sono in qualche modo andate inventariate anche le nostre vite, anche il campione umano che rappresentavamo, tutte le biodiversità che incarnavamo. Il giorno del voto sulle primarie avevo ipotizzato che tutti i redattori raccontassero che cosa votavano: «Troppo narcisistico», mi avevano risposto. Così non lo abbiamo fatto. Ma sarebbe stata una bella mappatura delle diverse anime che vivevano in questo giornale. Il sabato arrivavano in redazione «quelli di Orwell», lo straordinario supplemento culturale che ha accompagnato il giorno in cui vendevamo di più. La domenica mattina usciva «Pupù», e il pomeriggio di questo giorno festivo discutevamo le copertina di «Yanez», con Roberto Corradi, che tutti in questa redazione considerano un portento, visto che chiudeva otto pagine tutte da solo. Nella stanza dei grafici si erano creati il loro spazio anche gli sportivi di «Socrates», guidati dalle lenti corrucciate e pensose di Giancarlo Padovan, uno che ha sviluppato una pericolosa dipendenza dal calcio e da Sky. Lo lasciavamo che guardava partite del campionato scozzese a notte fonda, e lui la sera spegneva le luci e i computer di tutti: che bella coppia, lui e Matteo Patrono, il serafico e l’adrenalinico. In mezzo, come un adepto, silenzioso, Federico Paniccia: il pivello che nei film americani diventa immancabilmente eroe. Ricordo la bellissima discussione su Socrates, per omaggiare insieme un grande campione e la «filosofia dello sport».

Cosa abbiamo raccontato di importante in questo viaggio? Un passaggio importantissimo della storia italiana, un punto di svolta. Il ventennio breve del berlusconismo e la stagione effimera dei tecnici che si sono chiuse insieme. Adesso si arriva ad una partita finale in cui la sinistra combatterà contro due destre e contro un polo populista che si è organizzato intorno a Beppe Grillo. Conterà poco, ma alcune cose importanti che sono accadute in questi mesi, questo giornale le aveva capite prima. Ad esempio che la logica del carisma dentro il movimento Cinquestelle avrebbe prodotto l’espulsione dei ragazzi entusiasti che lo avevano fondato. Io – e qui parlo di me – ho iniziato questo viaggio a Bagnacavallo, in un appassionante dibattito in cui un militate del Pd contestava la mia dichiarazione di intenti al grido di: «Vorrete mica criticare Bersani?». Ebbene, su questo giornale, poi, ho criticato Bersani, e ho anche detto che lo avrei votato al ballottaggio, dopo aver votato Vendola al primo turno. Non credo che sia una contraddizione: credo che sia un modo laico di guidare le cose.

Ho iniziato questo articolo dicendo che ho perso. Ho perso perché ho deciso io il vestito che volevamo confezionare, le risorse che credevo necessarie, l’obiettivo di un giornale ambizioso, di 24 pagine. Sognavo un quotidiano «complementare», che arricchisse chi lo leggeva dandogli elementi che nel turbine del web e altrove non trovava. Adesso sembra che lo abbiamo fatto male: sia troppo che troppo poco diverso. Eppure ho chiamato io a lavorarci le persone di questa redazione: non ho costretto nessuno, né gli ho nasco- sto i rischi, ma porto questa responsabilità. In qua- lunque modo si giudichi, Pubblico è stato un quotidiano diverso. Le sconfitte non passano indifferenti, le sconfitte ti illuminano di una luce fredda che mette i brividi. Mi resta in testa un verso di Pietro Ingrao su cui da vent’anni mi lambicco: «L’indicibile dei vinti / il dubbio dei vincitori». Oggi parla anche di me.

luca@lucatelese.it


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172 risposte a “Pubblico-Italia”

  1. Avatar Maxximil
    Maxximil

    Caro Luca se avessi i soldi Vi finanzierei Io ma son solo un operaio poligrafico…magari vi farei stampare nel centro stampa per cui lavoro e seguirei la produzione direttamente (un sogno)ma sono solo un operaio poligrafico…di quelli che ogni notte e di anno in anno tocca la crisi dai numeri e dalle vendite , lo stillicidio delle perdite di copie nelle tirature delle 9 testate che stampiamo. E dire che avevo proposto di attenzionare Pubblico al mio dirigente magari chissa’ un giorno se questi pagano potremmo produrre la nuova testata qua.Pazienza prima o poi qualcuno si fara’ vivo e rileggeremo Pubblico di Luca Telese.
    Con stima Maxximil

  2. Avatar Emanuele Caglieris
    Emanuele Caglieris

    Perche’ non fate il giornale solo in .pdf e lanciate una campagna sottoscrizioni?

  3. Avatar Valerio Pantalena
    Valerio Pantalena

    Sig. Telese, per cortesia. Se ne è andato dal Fatto sbattendo la porta, convinto di poter fare meglio, mentre in appena 3 mesi rivela in “pubblico” la sua incapacità editoriale ed imprenditoriale, travolgendo col Suo ego da primadonna i Suoi collaboratori, tanto ingenui da credere ai suoi discorsi e tanto ciechi da non opporsi ad errori evidenti, dalla grafica ai contenuti alla strategia. Per una volta il merito, magnificato in Italia solo a parole, specie da certa “sinistra” di Suo riferimento, fa giustizia nei confronti di raccomandati e parac…adutati come Lei ed i suoi feticci di partito.
    Si trovi un lavoro nel privato, con frequenti contatti all’estero, che limitarsi al mercato italiano è come fare la rana nel pozzo, senza aver idea del mare o dell’oceano.
    Vedrà quanto si può imparare.
    Un professionista fresco d’emigrazione

  4. Avatar Rosy
    Rosy

    Scusate la domanda..ma chi CAZZO ha scelto la veste grafica del gornale? È orribile..quella bandiera poi sembra una bandana..comunque sia onore a quelli che perdono sempre

  5. Avatar Guidoriccio
    Guidoriccio

    Dott.Telese,si dice sempre che il tempo è galantuomo,per cui,le auguro che possa osservare con distacco,le carogne degli sciacalli, quando passeranno trasportate dalla corrente!… il tentativo,se pur nella sua ingenua audacia,è stato degno di rispetto! peccato,ci mancherà l’entusiasmo di quei ragazzi!

  6. Avatar Ma mi faccia il piacere HAHAHA
    Ma mi faccia il piacere HAHAHA

    Avete da sempre soffiato sulla crisi. Siete degli untori nati e poi che fate ?? investite i vostri soldini durante la crisi. Qui siamo oltre il SADOMASOCHISMO . Ma lo volete capire o no che le vostre idee di sinistra portano al fallimento !! Soprattutto al FALLIMENTO VOSTRO !!!!!!

  7. Avatar claudioroma51
    claudioroma51

    Dispiace sempre vedere un imprenditore ,chiudere una attività che può dare occupazione, sono un ex artigiano e ho chiuso la mia 38ennale attività gia da qualche anno e vivo come disoccupato e mantenuto dalle figlie e compagna. Non mi sento un fallito ma solo uno sfigato, inutile dare colpe , quando lavoravo seguivo la prassi Italiana , “se vuoi lavorare devi pagare” io ho pagato ma una volta cambiata la corrente politica i miei “protettori” sono finiti così la mia azienda. Questo per dire: Caro Luca smetti di seguire una” corrente” e fai un giornale veramente PUBBLICO e indipendente dalla politica , vedi come hai un pò di difficoltà come ti “mollano” gli sciacalli non sono solo in America o in Africa,qui ne abbiamo di più enormi. Tu hai scelto i peggio. Dimentica e procedi per la tua strada. siamo stanchi di “abbozzare” è ora di un cambiamento TOTALE in qualsiasi modo esso venga

  8. Avatar Ma mi faccia il piacere HAHAHA
    Ma mi faccia il piacere HAHAHA

    Da come pensa si capisce perchè è fallito claudioroma51 . La colpa è sempre degli altroi o della sfortuna Vero ??? hahahaha

  9. Avatar claudioroma51
    claudioroma51

    CARO HAHAAHHA Mi onoro di essere un pensante. cosa carente nella su materia cerebrale.Ti auguro che il 2013 ti ripaghi della tua idiozia, che di solito ci prendo su queste cose ..ne riparliamo a fine anno attento agli spifferi

  10. Avatar Davide
    Davide

    Telese, io fossi in te mi nasconderei per sempre. Fai tanto quello che lotta contro la precarietà, quello che strilla quando Marchionne lascia a casa un operaio, quello che pensa che un imprenditore sia uno stronzo mangiasoldi capitalista di destra.

    Adesso ci sei passato anche tu. Hai provato cosa voglia dire essere imprenditore, non vendere abbastanza, chiudere e lasciare a casa 30 persone senza lavoro. Fossi stato dall’altra parte, avresti scritto un editoriale infuocato su “quel disgustoso imprenditore che chiude la saracinesca dopo solo tre mesi”,

    Che dire? Ben ti sta.

  11. Avatar Furio Detti

    Gentile Telese,
    al di là di ogni cosiderazione umana e di merito penso che a titolo di paragone valgano benissimo le testimonianze preziose di “gente” come “Ma mi faccia il piacere HAHAHA”. In una triste italietta in cui da un lato ci sono migliaia di vili, parassiti, falliti, perdenti per procura che godono alla caduta chi prova a sognare e vincere, esiste una minoranza di persone vere che con tutti i loro difetti, le loro mancanze, le loro cazzate, ci ricordano che esiste una differenza abissale tra chi vuole vincere, e purtroppo si espone alla sconfitta, e chi latra come uno sciacallo fra i cumuli dei rifiuti e mendica la sua spregevole manciata di secondi di attenzione e esistenza. Chi sta da quale parte mi sembra sia chiaro. Limpido. Almeno questo. Complimenti comunque per aver provato a cambiare il Paese. Ho troppa paura che invece l’Italia si meriti gli sciacalli che nutre della sua spazzatura umana e culturale.

  12. Avatar la zanzara
    la zanzara

    che un giornale possa cambiare le sorti dell’italia ??…………….idea scelerata, ma coraggiosa, potrebbe anche starci…………………….cambiarla stando dalla parte della sx bersaniana, lettiana, bindiana ??????? idea alquanto sconsiderata e goffa : i potenziali lettori sarebbero stati quelli che di fatto auspicano lo status quo !!!!! BHA !! veramente FOLLE l’impresa…………………………..comunque gli ingenui che sbagliano mi hanno sempre suscitato tenerezza, mi dispiace per voi

  13. Avatar Ma mi faccia il piacere HAHAHA
    Ma mi faccia il piacere HAHAHA

    @furiodetti HAHAHAHAHA sento puzza : un altro fallito di sinistra !!

  14. Avatar Michela
    Michela

    Hahahah ..Il solito sorrisetto da cretino! Luca telese ha dimostrato di avere le palle..di essere un vero uomo a differenza di altri…

  15. Avatar Ma mi faccia il piacere HAHAHA
    Ma mi faccia il piacere HAHAHA

    Si ha avuto le palle per disintegrare una trentina di giornalisti che stupidamente hamno creduto in lui. hahaha

  16. Avatar claudioroma51
    claudioroma51

    Da quanto leggo di “mi faccia il piacere” è un personaggio alquanto anomalo, le uniche cose che scrive ,sono sintesi della sua vita fallita,non mi spiegherei altrimenti le sue “battute” infantili idiote,Credo che goda nel constatare che anche altri hanno fallito quanto o più di lui quindi la sua filosofia è; “mal comune mezzo gaudio” Peccato che non abbia potuto coltivare gli studi almeno della scuola superiore, lo si nota dal suo scrivere e dalla sua ignoranza ,intesa per volgarità e non per mancanza di nozioni di vita.
    Puoi sempre redimerti , di certo il perdono lo puoi trovare tra persone “civili”. AMEN

  17. Avatar domenico
    domenico

    ti conviene ritornare al “il Giornale”

  18. Avatar Robertoooo
    Robertoooo

    Fuck your dream…I romani dicevano..servus nullum caput habet..i più forti vincono sempre sui più deboli..

  19. Avatar Luciana
    Luciana

    Lackyyy .????! smack! Bello di zia .dai vai a fare la cacchi na fuori dai maroni..

  20. Avatar Il Tedesco

    Anche se non eravate così nuovi e innovativi mi spiace non ci siate più. Nutrivo comunque la speranza che vi sareste evoluti nel dare al vostri pubblico un quotidiano dove non si accennni alla “politica” dei Sbersani, svendoli e altri tristi figuri venduti al miglior offerente estero che ci comanda da 150 anni.
    Perchè acquistare un quotidiano che ritrita tutto in veste radical-chic de sinistra?
    Mi piace più “L’Indipendenza” o “EffediEffe” del vostro passato “Pubblico”.
    Osate evitando psy-op, masturbazioni mentali e impegnandovi sulle questioni che nessuno solleva per i veti e ricatti incrociati. Ma sopratutto serve un senso pratico nell’affrontare questa crisi telecomandata per la portaerei Italia. Capite benissimo a cosa mi riferisco.
    Mi spiace tanto ma finchè non uscirete dagli schemi dx-sx e non oserete come Gianni Lannes non avrete il futuro indipendente che agognate. E neppure noi l’avremo.
    Alla prossima, se vorrete…

  21. Avatar Marco
    Marco

    Torna a casa lessie

  22. Avatar Emanuele
    Emanuele

    Un vero peccato. Schierarsi senze essere obbedienti e senza adagiarsi nelle pigrizie e nei luoghi comuni tipici della nostra parte è un’impresa difficile e generosa. Riprovateci… Anzi, troviamo un modo per riprovarci tutti insieme.

  23. Avatar Gianni
    Gianni

    Non possono girare la fiction a scampia,.alla faccia della par condicio..speriamo che alla Rai zavoli garantisca più pluralità..casini finì e monti insieme..

  24. Avatar Gianni
    Gianni

    Happy Year…obama lancia il cliff fiscal mentre certi romantici giornalisti si interrogano su essere o non essere..

  25. Avatar Michela
    Michela

    C’è qualcuno?

  26. Avatar Ma mi faccia il piacere HAHAHA
    Ma mi faccia il piacere HAHAHA

    @michela Forse lei non ha capito perchè è dura di comprendonio : IL BANCO E’ SALTATO !!! DRAPPO NERO !!!!!

  27. Avatar Sandro
    Sandro

    Michela lo vuoi un bello babà??? Te lo arruotolo?

  28. Avatar Eugenio
    Eugenio

    Grillo fascista? Si e magari la tulliani si incula con un negro..

  29. Avatar Ma mi faccia il piacere HAHAHA
    Ma mi faccia il piacere HAHAHA

    Daranno del fascista anche a ingroia visto che li fara’ perdere in lombardia e sicilia . Hahahahaha

  30. Avatar la zanzara
    la zanzara

    ………….E LUCA TELESE, CON LE SUE FAVOLOSE IDEE HA AF…..FONDATO PUBBLICO .

    THE END

  31. Avatar Marcello
    Marcello

    Sono come San Tommaso..se non voto non credo..

  32. Avatar Giano
    Giano

    Non si fonda un’attività sulla carità, implorando che qualcuno acquisti il prodotto non perchè serve ma per fare un piacere all’azienda. Io ripudio questo tipo di business precario, lo stesso su cui è fondato il fatto quotidiano e che stà mostrando i suoi frutti: le vendite calano costantemente e prima o poi anche loro faranno la fine di pubblico.
    Telese, è da incoscienti metter su un’attività palesemente contraria al mercato. E’ come voler vendere ghiaccio in siberia!

    PS: ora che hai provato il gusto amaro del fallimento ti rendi conto di quanti problemi abbiano gli imprenditori? Ti sembra giusto tutelare il lavoratore fino al punto di stritolare chi fornisce lavoro?
    PS2: sono antiberlusconiano! (non vorrei qualcuno mi desse del banana)

  33. Avatar Bazman
    Bazman

    Sono tra quelli che si compravano pure 2 copie del giornale sperando che alla fine ce la facesse. Francamente non capisco la soddisfazione di coloro che postano messaggi persino ingiuriosi nei confronti di Telese, ma, di più, nei confronti dell’intero progetto editoriale; un progetto che poteva aprire uno spazio di dibattito e poteva garantire un’opportunità di confronto sulle idee della politica, della società, cosa di cui c’è estremo bisogno. Non mi stupisce che non lo capiscano i tifosi da stadio dei giullari populisti, che non riescono ad avere una visione d’insieme del tempo in cui viviamo: quando la demagogia incontra la recessione (economica e culturarale), la via d’uscita è sempre a destra. In questo senso le urla ed le sollecitazioni alla “pancia” dell’elettorato di alcuni cialtroni sono doverosamente etichettabili con il richiamo al fascismo.
    A Telese vorrei dire un grazie per il tentativo, che spero possa ripartire prima o poi.
    Ai giornalisti, di cui comprendo lo sconforto, dico che mi manca il loro stile appassionato e pungente: stilettate culturali di cui non c’è traccia da tempo sui quotidiani nazionali. Spero di potervi rileggere di nuovo tutti inisme sulla medesima testata.
    Più di tutto, però, voglio dire che ho apprezzato senza riserve la volontà di essere diversi nella scelta di libertà dai condizionamenti economici. E’ facile presentarsi con il cappello in mano dal primo aguzzino della finanza, con la promessa di non dargli fastidio in cambio della sua carità pelosa. La dignità non farà vendere più copie, forse, ma insegna a vivere in un tempo in cui l’unica ancora di salvezza è il recupero di un’etica pubblica e di un sentimento di comunità. Grazie

  34. Avatar Ma mi faccia il piacere HAHAHA
    Ma mi faccia il piacere HAHAHA

    Ma voi eravate i primi a godere quando la finanza faceva i blitz a cortina d ampezzo. Rovinavano il turismo perchè ovviamente chi puo’ va a sciare in austria o sposta la barca in croazia. Ma voi no . L invidia sociale della sinistra è nel vostro DNA . I deputati della sinistra ci campano da un secolo .

  35. Avatar Sdegnek
    Sdegnek

    Alla fine pagano solo i fessi

  36. Avatar Martin
    Martin

    Berlusconi si porti quei miserabili immigrati a scopare a casa sua..

  37. Avatar Martin
    Martin

    Balotelli sporco negro di merda..è arrivato nella squadra giusta per fare lo schiavo del suo povero capo…

  38. Avatar Martin
    Martin

    Berlusconi si atteggia a dittatore solo perché il suo popolino italiano non ha le palle per romper gli il culo..

  39. Avatar Martin
    Martin

    Yaaaaa Prodi is goodd!!!

  40. Avatar berni
    berni

    l’attività d’impresa presuppone il rischio d’impresa(perdite); potete cmq continuare con altri trumenti meno costosi che prescindono dal cartaceo l’importante è la diffusione e lo scambio delle idee.cmq spesso seguo in onda proprio perchè c’è telese e non certo per porro

  41. Avatar Ma mi faccia il piacere HAHAHA
    Ma mi faccia il piacere HAHAHA

    Se poi vendono la 7 luca telese non va neppure piu’ in onda . Redistribuzione dei conduttori televisivi !! Alla sinistra piace la redistribuzione del reddito . Si passi invece alla redistribuzione dei conduttori televisivi .

  42. Avatar Michela
    Michela

    L’uomo di cinque minuti..cihe palle sto qui ..hahaha..

  43. Avatar la zanzara
    la zanzara

    ESEMPIO DI DEMAGOGIA POPULISTA DI SX : nelle liste anche onesti operai rimasti disoccupati . ma come cazzo faranno a contribuire alla rinascita di questo paese se non e’ in grado neanche di ritrovare un lavoro per se…………bha!!
    per forza viene voglia di credere a chi ti promette di renderti indietrio l’imu, e’ una barzelletta piu’ credibile !!!
    LA CRISi ……, LA CRISI….., LA CRISI . vorrei far notare che non e’ un evento meteorologico naturale, ma solo un disastro creato da incapaci , dementi e ladri che hanno occupato la cosa pubblica ; tutti gli stessi che oggi si ripropongono come salvatori dalla stessa.
    LA CARTA STRACCIA CHE GIRA PER LE BANCHE ( grazie ai truffatori) E’ 11 VOLTE, PER VALORE ,IL PIL MONDIALE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    E BERSANI VA DALLA MERKEL CHE GLI BENEDICE L’ALLEANZA CON MONTI ; ……………
    O perche’ un si fanno veni’ i tedeschi a vota ar posto delli italiani ??????? cosi SI saremmo dei veri europeisti !!!!!!!!!

    Oh serva italia, di dolore ostello, NAVE SENZA COCCHIERO in gran tempesta,non donna di provincia, ma gran bordello . ( Dante) ………..e ciaveva proprio ragione lui …!!!!!

  44. Avatar Martin
    Martin

    Gli italiani non credano a un cassso di quelle promexe sceme di berlusconi..sulla proposta choc per esempio credonono di più ali economist che gliela cantano..domanda, perché visto che sono così credibili loro perché non si candidano e ci liberamo del Male dell’Europa?

  45. Avatar Michela
    Michela

    Per fortuna c’è Fabio volo che ci ricorda che in panorama desolante esistono ancora i veri uomini

  46. Avatar la zanzara
    la zanzara

    il cavaliere promette 4 milioni di nuovi posti di lavoro,……ahaaaaaaaaaa

    bersani, realista e con i piedi per terra, sa che SE governera’ lui ci saranno nuovi 4 milioni di disoccupati ; purtroppo egli e’ consapevole che e’ la pura verita’, si vede dalla faccia con cui lo dice, gli dispiace anche (…ma ragassi) !!……………….sing sing sing sing sing

    pensate che questi sono gli attori principali del potere politico del NOSTRO PAESE.

    ….ed anche questa volta ci tocchera’ scegliere fra un berzellettiere ed un becchino…..

  47. Avatar Ma mi faccia il piacere HAHAHA
    Ma mi faccia il piacere HAHAHA

    Godiamoci IL FALLIMENTO DI LA 7 . I sinistri godevano dei blitz a cortina d ampezzo . Qui invece si gode di piu’ LA 7 HA DEBITI PER 260 MILIONI HAHAHAHA

  48. Avatar Martin
    Martin

    Cara Michela ti va di fare una bella cenetta a due con le ricette prokressiste di Carlo cracco?

  49. Avatar Michela
    Michela

    Mi piacciono gli uomini con la barba o i baffi….

  50. Avatar Martin
    Martin

    Mi piacciono mangiare tanto i vostri krumiri yaaaa…

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